MELONI, SOGGETTO: IL GOVERNO PIÙ LONGEVO DELLA REPUBBLICA. OGGETTO:

Crescita debole, debito ancora enorme, salari reali sotto pressione e una politica migratoria da leggere senza slogan: meno sbarchi non significa meno immigrazione, e i rimpatri restano il vero banco

Quasi quattro anni di governo Meloni possono ormai essere giudicati con una quantità sufficiente di dati.

Non con simpatia o antipatia.

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Non con propaganda di destra o di sinistra.

Ma con PIL, salari, occupazione, debito, deficit, pressione fiscale, evasione, patrimonio delle famiglie, immigrazione complessiva, sbarchi irregolari, espulsioni e rimpatri effettivi.

E proprio sul tema migratorio bisogna essere più precisi di quanto sia normalmente il dibattito politico italiano.

Perché esistono almeno cinque numeri diversi che troppo spesso vengono mischiati:

sbarchi via mare;

immigrazione complessiva dall’estero;

presenze irregolari individuate;

ordini di lasciare il territorio;

rimpatri effettivi.

Non sono sinonimi.

E soprattutto non raccontano la stessa storia.

IMMIGRAZIONE: I CINQUE NUMERI CHE BISOGNA TENERE SEPARATI

La prima grande distinzione è questa:

uno sbarco è un arrivo irregolare via mare.

Un’immigrazione è invece un trasferimento di residenza dall’estero verso l’Italia secondo la metodologia statistica.

Un cittadino straniero può quindi immigrare legalmente in Italia per lavoro, famiglia, studio o altre ragioni senza avere nulla a che fare con gli sbarchi.

Allo stesso modo, una persona sbarcata può chiedere asilo, ottenere una forma di protezione, ricevere un ordine di allontanamento oppure entrare in una procedura amministrativa che può durare mesi o anni.

Dire semplicemente “immigrati” mette insieme fenomeni completamente differenti.

1. SBARCHI VIA MARE: PRIMA IL BOOM DEL 2023, POI IL CROLLO

Il dato più politicamente utilizzato è quello degli sbarchi.

Nel 2022, anno in cui Giorgia Meloni arriva al governo in ottobre, gli sbarchi registrati sulle coste italiane furono circa 105.000.

Nel 2023, primo anno interamente governato da Meloni, salirono a circa 157.651.

È un aumento enorme.

E dato che il contrasto all’immigrazione irregolare era una delle promesse politiche centrali del centrodestra, il 2023 deve essere considerato un risultato negativo.

Poi la situazione cambia drasticamente.

Nel 2024 gli sbarchi scendono a circa 66.600.

Nel 2025 rimangono intorno a 66.300.

Il confronto 2023-2025 mostra quindi una diminuzione vicina al 58%.

Questo è un risultato reale.

Va riconosciuto.

Ma attenzione:

gli sbarchi sono scesi del 58%. L’immigrazione complessiva in Italia non è scesa del 58%.

Sono due numeri diversi.

2. IMMIGRAZIONE TOTALE: MOLTO PIÙ GRANDE DEGLI SBARCHI

Per capire quante persone arrivano realmente in Italia bisogna guardare ai dati migratori complessivi.

Nel 2024 Eurostat registra per l’Italia circa 451.600 immigrati dall’estero.

Questo dato comprende trasferimenti di residenza e non coincide con gli arrivi via mare.

Nello stesso anno:

la Spagna ha registrato circa 1.288.600 immigrati;

la Germania circa 1.078.500;

l’Italia circa 451.600;

la Francia circa 438.600.

Il quadro cambia completamente rispetto alla narrativa basata soltanto sugli sbarchi.

La Spagna ha avuto in valore assoluto un’immigrazione complessiva quasi tre volte quella italiana.

E rapportata alla popolazione, l’intensità migratoria spagnola è ancora più elevata.

Questo significa che l’Italia non è il Paese europeo con il maggior afflusso migratorio complessivo tra le principali economie.

Ed è un punto importante.

Ma significa anche un’altra cosa:

la riduzione degli sbarchi italiani non può essere utilizzata per sostenere che l’immigrazione complessiva sia stata “quasi fermata”.

Non è vero.

3. IMMIGRAZIONE STRANIERA IN ITALIA: IL NUMERO PIÙ UTILE

Secondo ISTAT, nel 2024 le immigrazioni in Italia di cittadini stranieri sono state circa 382.000.

Questo numero è particolarmente utile perché elimina dal totale i cittadini italiani che rientrano dall’estero.

Quindi possiamo dire qualcosa di molto chiaro.

Nel 2024:

circa 66.600 persone sono arrivate attraverso gli sbarchi via mare;

ma circa 382.000 cittadini stranieri sono immigrati complessivamente in Italia.

La differenza è enorme.

Gli sbarchi rappresentano quindi soltanto una frazione del fenomeno migratorio complessivo.

Questo dovrebbe essere scritto in ogni dibattito serio sull’immigrazione.

4. PRESENZA IRREGOLARE: ANCORA UN ALTRO CONCETTO

Eurostat misura anche i cittadini non UE trovati in posizione irregolare dalle autorità.

Nel 2024 risultano circa:

249.000 in Germania;

142.000 in Francia;

109.000 in Italia.

Attenzione però anche qui.

Questi numeri non sono una stima completa di tutti gli immigrati irregolari realmente presenti nel territorio.

Misurano persone individuate dalle autorità secondo criteri amministrativi.

Una persona irregolare che non viene intercettata non compare necessariamente in questa statistica.

Quindi anche questa categoria non può essere utilizzata come sinonimo dello stock totale di immigrazione clandestina.

5. ORDINI DI LASCIARE IL TERRITORIO: NON SONO RIMPATRI

Questo è probabilmente il punto che il dibattito politico italiano confonde più spesso.

Un ordine di lasciare il territorio significa che un’autorità ha stabilito che una persona non ha diritto a rimanere.

Non significa che quella persona sia stata fisicamente rimpatriata.

Nell’intera Unione europea, nel 2024, circa 453.000 cittadini non UE hanno ricevuto un ordine di lasciare il territorio.

Ma soltanto circa 110.000 persone sono state effettivamente rimpatriate verso Paesi terzi.

Il rapporto è quindi vicino a un rimpatrio effettivo ogni quattro ordini.

In altre parole:

una decisione amministrativa è relativamente semplice. Portare realmente una persona fuori dal territorio è molto più difficile.

6. RIMPATRI EFFETTIVI: IL VERO INDICATORE DI CAPACITÀ DELLO STATO

Il rimpatrio effettivo richiede molto più di una dichiarazione politica.

Bisogna:

identificare correttamente la persona;

ottenere documenti;

stabilire la nazionalità;

avere un Paese di destinazione disposto a riaccoglierla;

superare eventuali ricorsi;

organizzare logisticamente il viaggio;

rispettare diritto nazionale, europeo e internazionale.

È per questo che i rimpatri sono un indicatore molto più serio della semplice comunicazione politica.

Nel 2024:

la Germania ha effettuato circa 15.230 rimpatri verso Paesi terzi;

la Francia circa 14.685.

Nel 2025:

la Germania sale a circa 29.295 rimpatri;

la Francia a circa 14.940.

A livello UE, i rimpatri verso Paesi terzi passano da circa 110.000 nel 2024 a circa 135.460 nel 2025.

Un aumento vicino al 21%.

È un miglioramento.

Ma il dato continua a dimostrare che la capacità di eseguire realmente un rimpatrio rimane molto inferiore al numero delle decisioni di allontanamento.

7. IL TASSO DI RIMPATRIO È IL NUMERO CHE CONTA

Per capire se una politica sui rimpatri funziona davvero non basta comunicare quanti decreti vengono emessi.

Bisogna confrontare:

numero di persone destinatarie di una decisione di rimpatrio

con

numero di persone effettivamente riportate fuori dall’UE.

Questo rapporto è il vero tasso operativo di rimpatrio.

Ed è proprio qui che l’Europa mostra una debolezza strutturale.

Nel 2024:

circa 453.000 ordini di lasciare il territorio;

circa 110.000 ritorni effettivi verso Paesi terzi.

In termini molto grezzi significa un rapporto intorno al 24%.

Non è un tasso nazionale italiano, ma dà la dimensione europea del problema.

Nel 2025 la situazione migliora ma resta lontana dal cento per cento.

Ed è precisamente per questo che chi promette “rimpatri immediati” dovrebbe sempre indicare:

quanti;

da quali Paesi;

con quali accordi;

con quali tempi;

e con quale percentuale di effettiva esecuzione.

8. IL BILANCIO MELONI SULL’IMMIGRAZIONE: PIÙ COMPLESSO DELLO SLOGAN

Arriviamo quindi al punto politico.

Sul governo Meloni possiamo dire contemporaneamente cose favorevoli e cose molto critiche.

Il 2023 è stato un fallimento sugli sbarchi.

Il numero è salito a 157.651.

Dal 2024 gli sbarchi sono invece crollati.

Circa 66.600 nel 2024 e 66.300 nel 2025.

Ma l’immigrazione complessiva non è crollata nello stesso modo.

Nel 2024 l’Italia registra circa 451.600 immigrati complessivi dall’estero, di cui circa 382.000 cittadini stranieri.

E il problema dei rimpatri non è stato risolto.

Come nel resto d’Europa, la distanza fra ordine di lasciare il territorio ed effettiva uscita resta molto ampia.

Questo rende secondo me insufficiente qualsiasi affermazione del tipo:

“abbiamo fermato l’immigrazione”.

Non è vero.

Ma rende falsa anche la tesi opposta:

“non è cambiato niente”.

Anche questa non è vera.

Gli sbarchi sono realmente diminuiti moltissimo.

9. IL CONFRONTO CON I CINQUE ANNI PRECEDENTI

Bisogna inoltre confrontare il periodo Meloni con ciò che accadeva prima.

Ma con grande attenzione.

Tra 2018 e 2022 troviamo infatti:

il periodo precedente al Covid;

il collasso della mobilità internazionale del 2020;

la riapertura delle frontiere;

la crisi afghana;

la ripartenza economica;

l’inizio della guerra in Ucraina;

il forte aumento dei flussi nel Mediterraneo centrale.

Quindi fare una media semplice e dire “prima meglio” o “prima peggio” sarebbe statisticamente povero.

Il dato più utile è osservare la sequenza.

Gli sbarchi erano circa:

23.000 nel 2018;

11.000 nel 2019;

34.000 nel 2020;

67.000 nel 2021;

105.000 nel 2022;

157.651 nel 2023;

66.600 nel 2024;

66.300 nel 2025.

La traiettoria è evidente.

Il fenomeno aveva iniziato a crescere molto prima dell’arrivo di Meloni.

Meloni eredita quindi un trend fortemente crescente.

Ma nel suo primo anno completo quel trend peggiora ancora.

Successivamente arriva una fortissima inversione.

È questo il modo corretto di raccontarlo.

10. LA DIFFERENZA FRA PROPAGANDA E POLITICA MIGRATORIA

La propaganda lavora con un solo numero.

La politica seria ne deve utilizzare almeno cinque.

Se il governo dice:

“gli sbarchi sono diminuiti”

può avere ragione.

Se da questo conclude:

“abbiamo quasi eliminato l’immigrazione”

non ha più ragione.

Se l’opposizione dice:

“gli sbarchi sono diminuiti soltanto per cause esterne”

può identificare una parte della spiegazione.

Se conclude:

“il governo non ha ottenuto nessun risultato”

sta a sua volta manipolando i dati.

Una politica migratoria seria dovrebbe essere giudicata attraverso:

controllo degli arrivi irregolari;

velocità delle procedure d’asilo;

capacità di integrare chi ha diritto a restare;

capacità di rimpatriare chi non ha diritto;

immigrazione legale collegata alle esigenze del mercato del lavoro;

accordi con i Paesi d’origine;

riduzione delle reti di trafficanti.

Il numero degli sbarchi è importante.

Ma è soltanto un pezzo.

11. L’ITALIA NON È LA SPAGNA

Il confronto con la Spagna è particolarmente utile.

Nel 2024 la Spagna registra circa 1,29 milioni di immigrati complessivi, contro circa 452.000 in Italia.

E ha una popolazione inferiore a quella italiana.

Quindi, in proporzione alla popolazione, il flusso migratorio complessivo spagnolo è enormemente maggiore.

Questo dato dovrebbe demolire una delle percezioni più diffuse nel dibattito italiano:

l’idea che l’Italia sia necessariamente il principale Paese europeo di immigrazione.

Non lo è.

L’Italia è però geograficamente molto esposta alla rotta del Mediterraneo centrale.

E gli sbarchi hanno un’enorme rilevanza politica e simbolica proprio perché sono immediatamente visibili e concentrati territorialmente.

Ma visibilità non significa dimensione statistica complessiva.

12. IL VERO PROBLEMA: CHI RESTA E CHI SE NE VA

Esiste poi un paradosso molto italiano.

Nel 2024 circa 382.000 cittadini stranieri immigrano in Italia.

Nello stesso anno circa 156.000 cittadini italiani emigrano verso l’estero.

E l’età media di chi parte è inferiore ai 33 anni.

Questa è forse la fotografia demografica più significativa del Paese.

L’Italia ha bisogno di immigrazione perché:

invecchia;

fa pochi figli;

perde giovani;

ha settori produttivi con carenza di manodopera.

Ma contemporaneamente non riesce a trattenere una parte significativa dei propri giovani.

Quindi la domanda politica più importante non può essere soltanto:

“quanti stranieri arrivano?”

Dovrebbe essere anche:

“perché tanti italiani se ne vanno?”

E su questo, dopo quasi quattro anni di governo, il bilancio Meloni resta molto più problematico.

CONCLUSIONE: MELONI HA RIDOTTO GLI SBARCHI. NON HA RISOLTO L’IMMIGRAZIONE.

Questa è la formulazione che considero più corretta.

Nel 2023 il governo ha fallito sull’obiettivo più immediato: gli sbarchi sono aumentati enormemente.

Nel 2024 e 2025 gli sbarchi sono invece diminuiti drasticamente.

È un risultato che va riconosciuto.

Ma l’immigrazione complessiva è un fenomeno molto più grande.

Nel 2024 l’Italia ha registrato oltre 450.000 immigrati complessivi, mentre gli sbarchi erano circa 66.600.

La differenza numerica dovrebbe chiudere da sola qualunque tentativo di utilizzare le due grandezze come sinonimi.

E il terzo pezzo del puzzle, i rimpatri, mostra la fragilità strutturale della politica migratoria europea.

Emettere un ordine è una cosa.

Eseguirlo è un’altra.

Ed è sui rimpatri effettivi, non sulle conferenze stampa, che si misura la reale capacità dello Stato.

Il governo Meloni può quindi rivendicare una forte riduzione degli sbarchi.

Non può ancora rivendicare di aver risolto il fenomeno migratorio italiano.

E soprattutto non può trasformare la diminuzione di una singola rotta in una vittoria statistica sull’intera immigrazione.

I numeri non lo consentono.

DATI CHIAVE DA RICORDARE

Sbarchi Italia
2022: circa
105.000
2023:
157.651
2024: circa
66.600
2025: circa
66.300

Immigrazione totale 2024
Spagna: circa
1.288.600
Germania: circa
1.078.500
Italia: circa
451.600
Francia: circa
438.600

Immigrazione di soli cittadini stranieri in Italia, 2024
circa
382.000

Persone non UE individuate in posizione irregolare nel 2024
Germania: circa
249.000
Francia: circa
142.000
Italia: circa
109.000

Unione europea 2024
Ordini di lasciare il territorio: circa
453.000
Rimpatri effettivi verso Paesi terzi: circa
110.000

Unione europea 2025
Rimpatri effettivi verso Paesi terzi: circa
135.460
Aumento rispetto al 2024: circa
+21%

FONTI

Ministero dell’Interno — dati ufficiali su sbarchi e accoglienza.

ISTAT — Indicatori demografici e migrazioni internazionali.

Eurostat — Migration and migrant population statistics.

Eurostat — Enforcement of immigration legislation.

Eurostat — Returns of irregular migrants.

Commissione europea — Migration and Asylum.

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